Seleziona una pagina

Come bisogna comportarsi in caso di piedi piatti nei bambini? Ce lo spiega il Dott. Daniele Marcolli, esperto in Ortopedia e Traumatologia a Varese.

 

Che cosa sono i piedi piatti?

Il piede piatto è una delle principali patologie del piede del bambino. Per fisiologia, tutti i bambini nascono con i piedi piatti in quanto, per imparare a camminare, necessitano di una base di appoggio più ampia e quindi, inizialmente, il piede piatto dà loro un vantaggio. Quindi fino all’età di 4-5 anni il piede piatto non deve destare preoccupazioni. Il piede piatto è però di fatto una deformità che va considerata dal punto di vista morfologico e dal punto di vista funzionale.

Nel primo caso si ha una riduzione dell’arco plantare, per lo più asintomatica, non da trattare e non correlata ad alterazioni della funzionalità del piede.

Nel secondo caso si verifica uno stato di prevalente o persistente pronazione del piede. In questo caso il bambino può lamentare dolore che può sfociare, se non trattato adeguatamente, in deformità secondarie durante la crescita.

Da cosa sono causati?

Il piede piatto è causato, durante il carico, da un rapporto anomalo tra astragalo e calcagno, le due ossa del retro piede. In sostanza l’astragalo scivola sul calcagno verso la parte interna del piede portando quest’ultimo a inclinarsi verso l’esterno.

Questo comporta una modifica

  • – Posturale all’avampiede e all’arto inferiore;
  • – All’impronta plantare.

Piedi piatti: quando preoccuparsi?

Il genitore può cogliere diversi segnali, in quanto i bambini si affaticano facilmente, hanno poca voglia di camminare e lamentano disturbi e dolore dopo l’attività sportiva. Generalmente il bambino identifica come dolenti lo scafoide, cioè il margine dorso mediale del piede e la fascia plantare o la regione achillea.

A livello visivo può notare un abbassamento della volta plantare e un valgismo del retropiede. Inoltre, osservando il piede, il genitore può soffermarsi sulla presenza di alluce valgo o di uno scafoide prominente sul bordo mediale.

Se si verifica, anche solo uno di questi sintomi, è meglio rivolgersi a uno specialista in quanto è cosa buona trattare il piede piatto sintomatico funzionale del bambino già dagli 8 anni, poiché nell’adulto questa patologia potrà evolvere, portando, tra le altre cose, il piede a sviluppare una precoce artrosi e ad accentuare la deformità dell’avampiede a carico dell’alluce e delle dita laterali.

In cosa consiste il trattamento dei piedi piatti?

Per il piede piatto esistono due tipi di trattamenti:

  • – Ortesico: può essere impiegato per alleviare i sintomi che compaiono prima dei 10-11 anni e si basa sull’utilizzo di plantari su calco per il sostegno della volta plantare e del cuneo varizzante;
  • – Chirurgico.

Questo trattamento è indicato per il piede piatto:

  • – Con alterazioni funzionali sintomatico dopo i 10 anni di età;
  • – Che presenta già delle deformità da iperpronazione (es. alluce valgo);
  • – Sinostosico pronato e sintomatico;
  • – Secondario neurologico/miopatico/malformativo.

L’intervento può essere eseguito con diverse tecniche, ha sempre la finalità di controllare l’eccessiva pronazione e permette al piede di sviluppare, durante l’accrescimento, i normali rapporti tra le ossa del piede, ritensionando muscoli, capsule e legamenti.

Occorre quindi, perché tale rimodellamento delle strutture del piede possa avvenire, che il bambino abbia ancora un margine di crescita. Al tempo stesso, però deve essere già cresciuto abbastanza da escludere la correzione spontanea del piede. L’età corretta per intervenire è quindi tra i 10 e i 13 anni. Ogni singolo caso deve essere valutato con l’ortopedico specialista singolarmente, in quanto entrano in gioco anche altri fattori del paziente, quali sesso, grado di sviluppo raggiunto e la deformità del suo piede.

Fonte: TopDoctors